Età, etnia, religione, pregiudizi e stereotipi

I pregiudizi fanno (purtroppo) parte della nostra vita a doppio senso: ne siamo vittime, ma spesso anche responsabili.

Similare alla connotazione più negativa di uno stereotipo, in psicologia un pregiudizio è un’opinione preconcetta, concepita spesso non per conoscenza precisa e diretta del fatto o della persona, ma sulla base di voci e opinioni comuni.

Il significato di pregiudizio è cambiato nel tempo: si è passati dal significato di giudizio precedente a quello di giudizio prematuro e infine di giudizio immotivato, di idea positiva o negativa degli altri senza una ragione sufficiente (il pregiudizio è in tal senso generalmente negativo). Bisogna anche distinguere il concetto errato dal pregiudizio: un pensiero infatti diventa pregiudizio solo quando resta irreversibile anche alla luce di nuove conoscenze.

Un pregiudizio può essere considerato un atteggiamento e come tale può essere trasmesso socialmente, e ogni società avrà dei pregiudizi più o meno condivisi da tutti i suoi componenti. Inoltre – riflessione valida anche nel caso degli stereotipi – tendiamo a formare i nostri pregiudizi soprattutto relativamente a persone appartenenti a un gruppo diverso dal nostro, di cui necessariamente avremo una conoscenza meno approfondita, e di cui saremo quindi meno in grado di vedere differenziazioni interne. Le ricerche sociologiche hanno anche posto in evidenza come le persone inserite, anche arbitrariamente, in un gruppo tendono ad accentuare le differenze che portano ad una distinzione del gruppo di appartenenza rispetto agli altri e a cercare quindi di favorire il proprio gruppo.

Spesso il nutrire pregiudizi relativamente a determinate categorie di persone porta, come evidenziato parlando degli atteggiamenti, a modificare il nostro comportamento sulla base delle nostre credenze, con la conseguenza di creare condizioni tali per cui ipotesi formulate sulla base di pregiudizi si verificano (profezie che si autoavverano).

Naturalmente questi comportamenti porteranno poi al rafforzamento degli stereotipi stessi. Ad esempio, se per un qualche motivo Roberto si è convinto che i campani sono persone estremamente litigiose, incontrando il cugino casertano di Giovanna assumerà probabilmente un atteggiamento più provocatorio, intendendo difendersi dagli “inevitabili” attacchi che si aspetta. Ma questo suo atteggiamento sarà visto come ostile e ingiustificato dal cugino campano che a sua volta si metterà sulla difensiva nei confronti di Roberto, che lo percepirà come litigioso, rafforzando di conseguenza il suo pregiudizio.

È possibile eliminare i pregiudizi? Non si tratta di un’impresa facile, in quanto i pregiudizi, come vedremo, sono determinati da una serie di concause che hanno le loro radici nella famiglia di origine e nel sociale, possono quindi vantare una forte influenza sugli individui. Favorire contatti tra gruppi diversi, migliorare la conoscenza delle persone che per qualche motivo vengono percepite come “diverse” può servire a ridurre i pregiudizi, ma naturalmente occorre che le persone siano effettivamente disposte a rivedere le proprie convinzioni.

Gli stereotipi assomigliano molto dunque a degli schemi mentali e quando per valutare o prevedere il comportamento di una persona ricorriamo a degli stereotipi. Utilizzando uno stereotipo per valutare una persona noi non facciamo altro che utilizzare come scorciatoiamentale l’ipotesi che chi rientra in una determinata categoria avrà probabilmente le caratteristiche proprie di quella categoria.

D’altra parte uno stereotipo non si basa su una conoscenza di tipo scientifico, ma piuttosto rispecchia una valutazione che spesso si rivela rigida e non corretta dell’altro, in quanto attraverso gli stereotipi si tende in genere ad attribuire in maniera indistinta determinate caratteristiche a un’intera categoria di persone, trascurando cioè tutte le possibili differenze che potrebbero invece essere rilevate tra i diversi componenti di tale categoria.

Occorre tuttavia ricordare, sulla base di quanto detto poco sopra sulla somiglianza tra stereotipi e modelli mentali, che non necessariamente tutti gli stereotipi sono negativi: ad esempio, lo stereotipo che gli anziani hanno i capelli bianchi non ha una connotazione negativa, e se utilizzato tenendo conto che possono anche esistere eccezioni (vivendolo dunque non come “tutti gli anziani hanno i capelli bianchi” ma “molti anziani hanno i capelli bianchi”), può anche rivelarsi un’utile strategia cognitiva. In effetti se considerati come delle generalizzazioni che possono rivelarsi approssimative, gli stereotipi dimostrano di potersi rivelare, così come gli schemi mentali, delle valide strategie mentali.

Può essere utile riflettere sul come e sul perché tendiamo a creare degli stereotipi, anche se spesso essi si rivelano nient’altro che concezioni errate. In parte molti dei nostri stereotipi sono mutuati culturalmente (come quelli legati alla differenza uomini/donne, oppure relativamente al carattere o ai difetti di certe popolazioni), e ci spingeranno ad etichettare certi atteggiamenti in maniera diversa a seconda dell’attore coinvolto per rimanere coerenti con lo stereotipo di base.

Ad esempio, se condividiamo lo stereotipo che le donne siano meno brave degli uomini nell’impiegare il computer, interpreteremo come mancanza di competenza un errore che causa l’arresto del sistema operativo da parte di un’amica o di una collega, mentre vedremo come una distrazione lo stesso errore commesso da un amico o un collega. Al contrario vedremo come eccezioni che confermano la regola, una donna particolarmente a suo agio con questioni informatiche o un uomo che non è in grado di utilizzare un computer, senza rischiare così di dover mettere in forse lo stereotipo di riferimento.

Gli studi sulla memoria hanno anche dimostrato come tendiamo a ricordare meglio e con più precisione episodi che confermano le nostre credenze e a dimenticare o sfumare quelli che le contraddicono; inoltre, dal punto di vista cognitivo, le persone tendono a dare un peso maggiore alle prove che confermano le proprie ipotesi piuttosto che a quelle che le contraddicono.

Stereotipi, pregiudizi e falsi miti intessono la cultura popolare e il senso comune fino a creare false informazioni che si perpetuano mediaticamente con irriducibile tenacia anche a dispetto di evidenti smentite. Il pregiudizio è ciò che ci impedisce di scoprire qualcosa di nuovo in quello che non conosciamo, che si spinge a rimanere entro i confini rassicuranti delle nostre convinzioni pur di proteggere noi stessi.

Secondo la psicologia si tratta di un fenomeno comunque complesso e multideterminato frutto di fattori intraindividuali, interpersonali e sociali.

Negli anni ’50 si diceva che “i comunisti mangiano i bambini”. Oggi questo ci fa sorridere, eppure da allora le cose non sono poi così diverse: le credenze e i falsi mitiche permeano la nostra cultura potranno sembrarci più sofisticate e all’avanguardia, ma siamo sempre facili a cadere nel pregiudizio.

La psicologia sociale definisce il pregiudizio come un atteggiamento valutativo e rigidoverso un oggetto, persona o fenomeno concepiti secondo dimensioni fortemente stereotipate e difficili a modificarsi anche a dispetto di eventuali smentite. In tal senso il pregiudizio, sia negli individui che nei gruppi sociali, risponderebbe al bisogno ego-difensivo di proteggere sé stessi, la propria identità e le proprie rassicuranti certezze nei confronti del nuovo, del diverso e di tutto ciò che è percepito come una potenziale minaccia per il proprio senso di sicurezza e di identità.


Pietro Sangiorgio

Pietro Sangiorgio ha studiato PNL presso NLP ITALY e Psicologia Analogica presso l’Istituto di Psicologia Analogica e di Ipnosi Dinamica – CID CNV. Il CID-CNV Istituto di Psicologia Analogica e di Ipnosi Dinamica® è una libera associazione scientifica e culturale senza scopo di lucro che è stata fondata nel 1978 da Stefano Benemeglio. La “Mission” è quella di divulgare e promuovere le Discipline Analogiche messe a punto dal fondatore, attraverso corsi di formazione, seminari, conferenze, convegni, eventi, testi, videolezioni e pubblicazioni.

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