La passione

Tratto da: Inside and Outside – La Seduzione Emotiva

Lo scrittore e artista poliedrico Michael Derek Elworthy Jarman, disse della passione «È difficile combattere contro la passione, perché tutto quello che vuole, lo compra a spese dell’anima».

La passione non assaggia, divora.

Se cerchi in un dizionario la definizione della parola passione, troverai “sentimento molto forte, capace di dominare completamente una persona; in particolare, trasporto amoroso incontenibile, sentimento, coinvolgimento emotivo che produce parzialità”. Sarei curioso di sapere la tua, di definizione. Se hai ben letto la definizione letterale, spero tu abbia notato la frase “coinvolgimento emotivo che produce parzialità”. In pratica, la passione annulla la ragione e qualsiasi forma di buon senso.

Il cinema, i libri, i vecchi fotoromanzi, ci hanno abituato ad un romanticismo che il più delle volte è basato sulla passione. Il punto è che nella realtà è molto diverso. Con il termine passione, descriviamo anche l’ipotetico martirio di Gesù sino alla crocifissione. Se ora metti da parte il vocabolario e prendi in mano il libro dei sinonimi, potresti sorprenderti. Tra i sinonimi di passione ci sono: tormento, sofferenza, dolore, martirio, pena, crepacuore e mi fermo perché ce ne sono altri di termini che non sono proprio una delizia.

Quindi, la passione, a livello pratico è un coinvolgimento emotivo molto forte e incontrollabile. Ti ricorda qualcosa? Bene. Ti faccio uno schemino per capire davvero cosa succede nella tua testa quando vivi quella che chiami “passione”.

Conosci qualcuno che soffre di vertigini? Credo che questo sia l’esempio adatto per farti comprendere la vera definizione di passione. Una persona che soffre di vertigini e si trova in cima ad un grattacielo, sente una forte spinta, come una calamita che lo attira verso il basso, come un impulso incontrollabile, tuttavia la logica fa sì che non si butti, che non cada.

Quella forza, quasi magnetica, che lo attira verso il precipizio è la parte inconscia che si nutre di quella paura, creando un aumento di pathos. La ragione invece, tenta di farlo aggrappare da qualche parte e nota bene, non c’è nessun pericolo reale. Ma la risposta emotiva è una succulenta e dolce torta per l’inconscio; se assecondasse la parte inconscia a discapito di ogni buon senso il tizio in questione non soffrirebbe più di vertigini, ma allora perché non si butta?

Il tizio non si butta perché il suo codice etico, formatosi con l’esperienza razionale vissuta, gli ha insegnato che se dovesse buttarsi la sua vita volgerebbe al termine. Nota bene, non lo farebbe neanche se sapesse che sotto c’è una rete e che buttandosi non subirebbe alcun male; perché così facendo destabilizzerebbe quel desiderio e la parte inconscia non avrebbe più alcun nutrimento. Potrei dire che il tizio ha una passione per i tuffi nel vuoto e tecnicamente sarebbe giusto.

Ti faccio un’analisi di quanto ti ho scritto: il tizio soffre di vertigini, disagio dovuto a qualche evento del suo passato, generato da un suo turbamento base. Il vuoto, stimola il disagio e gli fa provare delle forti emozioni e la sua istanza emotiva, nutrendosi di queste emozioni, lo spinge ad averne di più. La sua istanza razionale, ha come scopo la destabilizzazione di questa necessità, tuttavia se dovesse farlo sa che porrebbe fine all’esistenza del tizio. In questo caso la parte razionale fa ovviamente la scelta giusta e tiene in vita il tizio.

Nel caso delle vertigini, il tizio potrebbe risolvere il suo disagio con un salto controllato, come avere una rete di salvataggio o una corda tipo bungee jumping. L’istanza razionale in questo caso, sa che il tizio non correrebbe alcun pericolo, ma quella emotiva resterebbe senza quel tipo di nutrimento, se saltasse. Quel tipo di emozioni (negative) per la parte inconscia sono un lauto pasto e non vuole certo rinunciarci. In pratica, facendo il salto si va ad annullare la fobia stessa, quindi l’istanza emotiva per evitare che accada mette in atto la sua controffensiva: provoca tensioni, talmente forti che da fobia diventa panico. Genera tensioni ansiose, quindi negative e la parte razionale viene scavalcata. Ergo, soffre ancora di vertigini.

Prima di proseguire, voglio chiarire che, non intendo affatto che non devi viverti quelle che ritieni “passioni”, ma semplicemente se ne sei cosciente puoi scegliere e magari gestirle nel modo più giusto.

Tornando alla passione, quando conosci una persona che stimola il tuo disagio più forte, è come se tu soffrissi di vertigini e in quel momento sei in cima ad un grattacielo. La differenza è solo razionale, il tuo codice etico identifica quella persona come non pericolosa, anche se in realtà potrebbe esserlo. Magari non sarai in pericolo di vita, ma potrebbe comunque farti del male.

L’attrazione che provi nei confronti di questa persona è paragonabile alla calamita che ti attira nel vuoto, qui la parte logica non trova ostacoli a tentare di destabilizzare il desiderio. Infatti ragionando penserai di “viverti questa passione”. Peccato che non succede, perché quello che rende questa persona la tua fonte di stimolazione, quindi cibo per il tuo inconscio, probabilmente non si vede a livello logico.

Le motivazioni per cui questa persona è una potente fonte di stimolazione per te, potrebbero essere diverse, prima fra tutte la trasgressione. Più che motivazioni li chiamerei vincoli, degli impedimenti al completo possesso e di conseguenza alla destabilizzazione. I vincoli vanno dall’impegno con un’altra persona a l’inaffidabilità. L’emotività, tramite l’atteggiamento, riconosce le potenziali fonti di stimolazioni, cosa che non vediamo razionalmente.

Le persone potenzialmente infedeli, violente, inaffidabili, bugiarde, ipocrite, ecc. sono candidati eccellenti. Quando questi si presentano in empatia con la parte razionale, la parte emotiva dà via libera, vede la possibilità di un eccellente banchetto. Tu la chiamerai… passione. Peccato che non sarà una scelta eccellente, la realtà è molto diversa dalla fiction. Purtroppo non c’è un lieto fine.

Sono sicuro che starai pensando “ma allora Pietro, mi vuoi dire che non devo vivere queste esperienze, sbagliando si impara, no?”.

Ma certo, sbagliare si impara! Ci sta che uno, due volte ti può capitare, è giusto. Fare errori è importante, ma insistere è diabolico! Se fai sempre le stesse cose, otterrai esattamente gli stessi risultati. Non vuol dire affatto che devi smettere di vivere, semplicemente devi comprendere cosa ti porta verso questo tipo di persone e risolverlo. Mi sto ripetendo, ma sinceramente non c’è altra soluzione.

Quella che chiamiamo passione è un turbinio di emozioni che, è inutile girarci intorno, la proviamo quando facciamo sesso. Quindi ora, vorrei farti una domanda: «Ne vale la pena, provare queste sensazioni per (quando sei fortunata/o) qualche ora e poi vivere forse situazioni non proprio piacevoli?». Lo so che non posso sapere la tua risposta, ma se sei una persona che si vuole bene la risposta dovrebbe essere ovvia.

Non disperare, quelle stesse emozioni le puoi vivere tranquillamente con la persona giusta, o perlomeno con una persona che non si sognerebbe mai di farti del male. Devi solo sapere come fare. Tra tre capitoli puoi avere un assaggio di quello che voglio dire.


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