L’empatia

La capacità di entrare in empatia con le persone dipende dalla modalità di comunicazione prima che dai contenuti.

Quando la si è stabilita, la strada per il successo è già spianata. Entrare in empatia migliora la presenza sui Social Networks, garantisce conversazioni di successo, stimola la fiducia tra individui, ma soprattutto permette di stabilire relazioni più proficue con le persone che ci stanno attorno.

L’empatia, quindi, è la cartina al tornasole della nostra capacità comunicativa. Ma perché? E soprattutto, quali sono i vantaggi che una relazione empatica può portare?

Prima di continuare cercherò di definirla. Molto sinteticamente, l’empatia è la capacità di comprendere emozioni e stati d’animo di un’altra persona o, come meglio si direbbe in PNL (Programmazione Neuro Linguistica), la capacità di comprendere come quella persona vede e vive quella situazione e, più in generale, il mondo che le sta attorno (la sua mappa del mondo, la sua realtà).

Come si fa per stabilirla? Non esiste una regola universale ma se dovessi seguire in pratica gli insegnamenti della Programmazione Neuro Linguistica direi di creare un Rapport con Rispecchiamento, Ricalco, Guida e Calibrazione. Per molte persone non sarebbe neanche sbagliato e il punto è proprio questo, per molte… non per tutte.

Quello che cerco di comunicare con i miei articoli è proprio il fatto che, con l’esperienza acquisita studiando la PNL, la CNV (Comunicazione Non Verbale) e le altre affascinanti discipline, ho scoperto che non sono applicabili a qualsiasi individuo ma alla maggior parte.

Restano comunque fuori individui con i quali per un motivo o per un altro queste tecniche non funzionano, anzi hanno un effetto devastante e ciò rappresenta le lacune di cui parlavo nell’articolo “Comunicare fa schifo”, lacune che ho colmato grazie all’aiuto del dott. Stefano Benemeglio e delle sue discipline. Tra qualche articolo vedremo, per il momento, come creare empatia con l’aiuto della Programmazione Neuro Linguistica.

Il Rapport (rapporto). Nella lingua italiana, il termine rapporto significa: “relazione tra due persone” e “relazione, vincolo di affetto e affari, conoscenze o aderenze”. Il concetto si mostra evidente la sua importanza se applicato al momento della comunicazione.

Il rapport non è uno stato, ma qualcosa di dinamico, un processo che si svolge quando si interagisce. Senza rapport sarà difficile ottenere quello che si vuole da un’altra persona: non si riuscirà neppure a farsi ascoltare, non si otterranno i propri risultati e non si aiuteranno neanche gli altri a raggiungere i propri.

Ogni persona ha il proprio modo di verificare se è in rapport con chi si sta relazionando. La maggior parte delle persone percepisce di far presa sull’interlocutore e sente un clima di comprensione reciproca. Una cosa è certa: si nota chiaramente quando il rapport manca o viene meno. Oltre a non raggiungere il proprio obiettivo, sarà impossibile stabilire una comunicazione chiara, scorrevole, soddisfacente.

Non tutti hanno l’apertura mentale o caratteriale per accettare immediatamente o di buon grado uno sconosciuto. L’esperienza, il carattere ereditato o costruito nella vita, gli stati d’animo del momento, portano a volte a tempi lunghi per accettare un dialogo sereno con un’altra persona.

Nel momento in cui si crea questa speciale intesa tra due persone, l’uno sarà portato inconsciamente e più facilmente a rispondere in modo positivo agli stimoli dell’altro e alla sua persona in generale.

Possiamo allora decidere di accelerare questi tempi di avvicinamento e creare un rapport tramite l’utilizzo di una tecnica: il Rispecchiamento. Esso è una qualità che viene inconsciamente utilizzata da persone o coppie con un buon grado di affiatamento. Ne sono indicatori la stessa gestualità, la stessa postura durante un dialogo, la stessa andatura durante una passeggiata.

Attraverso il rispecchiamento rimandiamo all’individuo, con il nostro atteggiamento, lo stesso comportamento che appartiene al modello della sua realtà. Praticamente diventare uno specchio dell’altro riflettendone la posizione corporea e questo verrà percepito dall’inconscio dell’individuo come empatia, somiglianza, affinità. Si possono abbattere i muri che ostacolano la comunicazione se si impara ad ascoltare, osservare e “sentire” l’altro.

Rispecchiare non vuol dire “scimmiottare” ma entrare in sintonia, sempre con il rispetto e la delicatezza dovuti. L’altro individuo può percepire rispecchiato in noi il suo stato d’animo, sentendoci vicino al suo modo di essere.

Si posso rispecchiare: tono e tempo di voce, respiro, movimenti e posizioni del corpo.

Concludendo in parole molto povere, dobbiamo entrare nella realtà dell’individuo facendogli percepire che siamo come lui, appunto rispecchiandolo e ricalcando il suo stato d’animo, il suo comportamento e guidarlo nella nostra realtà, il tutto con la dovuta calibrazione.

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Pietro Sangiorgio

Pietro Sangiorgio ha studiato PNL presso NLP ITALY e Psicologia Analogica presso l’Istituto di Psicologia Analogica e di Ipnosi Dinamica – CID CNV. Il CID-CNV Istituto di Psicologia Analogica e di Ipnosi Dinamica® è una libera associazione scientifica e culturale senza scopo di lucro che è stata fondata nel 1978 da Stefano Benemeglio. La “Mission” è quella di divulgare e promuovere le Discipline Analogiche messe a punto dal fondatore, attraverso corsi di formazione, seminari, conferenze, convegni, eventi, testi, videolezioni e pubblicazioni.

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