Nessuno mi può giudicare

Nessuno mi può giudicare… cantava Caterina Caselli negli anni 60 e le persone arrivano a fare anche azioni autolesionistiche per eludere la possibilità di essere giudicati negativamente dagli altri. Evitano di dire alle persone quello che vogliono dire loro. Non parlano in classe o durante le riunioni di lavoro. Evitano di dire al loro amante i loro veri desideri. Non chiedono un aumento. Non chiedono un nuovo appuntamento in cui vorrebbero andare a cena.

Questa paura del giudizio è legata al desiderio di essere apprezzati da tutti in ogni momento. Ma poiché ciò è impossibile, diventa un gioco perdente che impedisce alle persone di sperimentare ed esprimere il loro vero sé senza inibizioni.

Ammettiamolo, gli esseri umani giudicano sempre gli altri – buoni, cattivi o simpatici e antipatici – e le sfumature intermedie. Poi con l’arrivo di nuove informazioni, la mente rivaluta: è un processo continuo.

Invece di evitare il problema, magari evitando di dire quello che pensi e sforzarti provando a plasmare le persone della tua vita in modo che non ti giudichino, potresti invece lavorare su di te per accettare questo processo.

Ecco quattro modi per smettere di vivere nel timore del giudizio:

1. Niente dura per sempre. 

La realtà è che il cervello umano ha riserve di dati limitate. Possiamo anche esprimere giudizi, ma non sono abbastanza significativi da guadagnarsi un posto nella nostra banca della memoria per l’eternità. 

Quindi, quando qualcuno pronuncia un giudizio su di te, è probabile che dopo alcuni giorni o addirittura dopo qualche minuto, non ci sta più pensando. La verità è che a nessuno davvero interessa giudicarti, a loro volta è un modo per evitare il tuo giudizio verso di loro.

Sviluppa la tua comprensione delle persone, non dei loro piccoli errori o dei loro piccoli difetti comportamentali che potresti osservare, ma creando uno schema basato sulle grandi cose che fanno e dicono e sul modello di come interagiscono con te e di come ti fanno sentire nel tempo.

2. Il giudizio è inevitabile.

Smetti di provare a controllare i giudizi degli altri. È diventato parte del nostro essere pretendere che gli altri non ci giudichino. 

Quante volte hai sentito «Io non ti giudico» o «non ho alcun giudizio in merito» e altre espressioni simili. In realtà non puoi controllare ciò che pensano gli altri. Forse non esprimeranno il loro giudizio, ma ciò non significa che possano bloccare un processo fisiologico del cervello. 

Con persone a te care invece, potresti provare a spiegare il contesto di ciò che senti in modo che ti capiscano e provino empatia. 

L’empatia è la kryptonite del giudizio. Quando è presente, i giudizi hanno poco peso perché le persone possono immaginare di sentirsi allo stesso modo.

3. Lascia che giudichino!

Può essere liberatorio in una relazione intima solo per permettere ai giudizi di essere presenti. Invece di smettere di essere aperti o vulnerabili o di condividere qualcosa di negativo ma importante su di te, fallo comunque. Se ti accorgi di trattenerti per paura del giudizio, chiedi prima a te stesso: «Quale giudizio temo verrà dal mio confronto con lui/lei?» E, “«Che cos’è che temo? Che succederà se farà quel particolare giudizio su di me?» Una volta identificata la paura, prova a rassicurarti o trova un modo per gestire la paura, se così fosse. Ricorda a te stesso che le relazioni intime si approfondiscono quando le persone rischiano di giudicare. Se questa apertura non succede, non significa necessariamente che hai fatto qualcosa di sbagliato, ma può significare che la persona con cui stai dividendo parte della tua vita non ha la capacità di una relazione emotivamente intima.

4. Prendi nota dei tuoi giudizi. 

Non c’è modo migliore di preoccuparsi meno dei giudizi degli altri che giudicare meno loro e di più se stessi. Ovviamente il giudizio è inevitabile, ma ascolta la vocina nella tua testa riguardo alle persone e agli eventi della tua vita. Cambia il focus dei tuoi giudizi: invece di “lei fa schifo” o “lui è un perdente”, chiediti quale effetto ha quella persona su di te, cosa vuoi evitare o essere consapevole in futuro. Ad esempio, «Non rispetta mai i suoi impegni con me». O, «Mi dice che ci sta provando ma finisce sempre con il deludermi».

Confronta quello di cui hai preso nota con i tuoi tratti caratteriali e vedi quale tratto del tuo atteggiamento si avvicina di più a ciò che hai annotato e lavoraci.

Il timore del giudizio crea a sua volta pregiudizi, ti impedisce di essere chi sei davvero. Nasce dal turbamento base, alimentato dalle profezie genitoriali e dall’immagine ideale. L’emulazione inconscia del genitore in base al sesso di riferimento è la bussola interna verso i parametri di riferimento.

“Ciò che hai giudicato e criticato negativamente al genitore del medesimo sesso, temerai per tutta la vita di avere gli stessi difetti e vizi comportamentali di quel genitore. Ciò che hai giudicato e criticato negativamente al genitore del sesso opposto al tuo, temerai di agganciarti a partner aventi gli stessi difetti e vizi comportamentali di quel genitore” (Stefano Benemeglio).

Un esempio di conversazione tra te e “te” potrebbe essere:

Mentre cammini per una strada trafficata. Vedi un gruppo di persone, due uomini e due donne. Mentre ti avvicini, scoppiano a ridere. Qual è il tuo primo pensiero?

Se hai timore del giudizio, c’è una buona probabilità tu presuma che essi stiano ridendo di te. A questo probabilmente seguirà un dibattito tra la parte emotiva/inconscia e logica del tuo cervello…

Logica: «Stanno ridendo di me!»

Emotiva: «Certo che no, non essere sciocco.”

Logica: «Forse hai ragione… ma penso che uno di loro mi abbia guardato in modo strano…»

Emotiva: «Perché dovrebbero ridere di te? Stai solo camminando per la strada!»

In una situazione come questa, il consiglio più comune è ignorare la parte logica del tuo cervello. Di solito le persone non ti giudicano, quindi non c’è motivo di preoccuparsene. Questo è vero la maggior parte delle volte.

Ma cosa succede se l’altra persona ti sta giudicando? O quel gruppo dall’altra parte della strada ti sta davvero prendendo in giro?

Nonostante quello che il nostro cervello (la parte logica) ci dice, la maggior parte delle persone è generalmente gentile. Se pensano in modo negativo di te, spesso non diranno nulla. La maggior parte nemmeno influenzerà il suo comportamento.

Ma se sei sicuro che qualcuno ti giudichi in silenzio, cosa dovresti fare?

Prima di tutto, devi capire in che cosa consiste davvero la paura del giudizio.

Questa paura, nella maggior parte dei casi, è un riflesso delle nostre stesse insicurezze. Noi tendiamo a giudicare gli altri sulla base di quello che noi pensiamo sia accettabile o imbarazzante e giudichiamo noi stessi con gli stessi criteri.

Quindi, quando temi che qualcuno ti stia giudicando, quello che stai facendo è giudicare te stesso e l’altra persona.

1) Presumi di aver fatto qualcosa che sta per causare un giudizio negativo. Questo è un riflesso delle tue paure.

2) Immagini che l’altra persona si sente allo stesso modo su quell’azione e la giudicherai anche tu. Questa è una proiezione dei tuoi pensieri su qualcun altro.

Naturalmente, queste due ipotesi sono spesso errate.

Giudichiamo anche persone basate su mezze verità e informazioni incomplete

Ad esempio, potresti vedere una coppia seduta in silenzio in un ristorante e pensare “che imbarazzo, non dicono una parola!” O addirittura “c’è una notevole differenza di età tra loro”.

La coppia potrebbe sentirsi diversamente. Possono stare bene seduti tranquillamente in silenzio insieme. O forse si divertono a mangiare in silenzio in modo che possano concentrarsi sul loro cibo preferito. Per i due la differenza di età non è un problema, magari sono persone emotivamente mature, sanno che l’inconscio non ha età e sono felici. Qualunque sia la ragione, giudichiamo le persone costruendo una realtà che pensiamo esista nella nostra mente. Ma questa è solo la nostra interpretazione della realtà e ognuno ha la sua.

Ovviamente quelli sopra sono solo degli esempi ed è solo una piccolissima parte dei disagi che comporta il timore del giudizio che di per se è il principale disagio. Un sintomo del turbamento base dell’individuo, amplificato dal codice etico formatosi con il vissuto (scuola, società, religioni, ecc.).

Purtroppo tutto questo influisce in modo rilevante sulle varie scelte di vita che si affrontano durante il percorso dell’esistenza: amici, lavoro, partner, stile di vita ecc.

Non importa quanto diventiamo vecchi, saggi o maturi, una piccola parte di noi sarà sempre preoccupata di ciò che pensano gli altri, e specialmente di come gli altri vedranno ciò che percepiamo come le nostre debolezze.

La paura del giudizio può applicarsi a tutte le diverse parti della nostra vita. Possiamo temere di svelare un problema o un problema che stiamo affrontando o possiamo temere di esprimere un’ambizione o una passione. Possiamo temere il giudizio che deriva dall’uscire dalla nostra zona di confort o di trovarci in una situazione fuori dal nostro controllo. Possiamo temere il giudizio per il nostro modo di essere genitori, la nostra intelligenza, le nostre parole e azioni. Per come ci vestiamo, cosa mangiamo e addirittura per come guardiamo.

Ma…

Se tu fossi l’unica persona al mondo e non ci fosse nessuno di cui preoccuparsi, nessuno che ti giudicasse, cosa faresti? Come ti vestiresti? Cosa faresti per vivere?

Pensare alla tua risposta ti può aiutare a capire dove forse non sei autentico e ti dà la libertà di pensare al tuo vero io.

Puoi quindi comprendere quali sono le persone che ti fanno sentire insicuro o giudicato.

Il punto è, che solo essere te stesso e non preoccuparti di ciò che pensa la gente, ti libera da ogni potere che il loro giudizio percepito potrebbe avere su di te.

Abbiamo paura di essere aperti e onesti riguardo alle nostre vulnerabilità e ai nostri difetti, ma le persone che ci conoscono veramente, li conosceranno già! Questo non è detto quando parliamo delle amicizie; spesso è la nostra accettazione e il nostro amore per i nostri amici a coprire i loro difetti, e a volte è la paura di confrontarsi e sconvolgere l’un l’altro che ci tiene in silenzio.

Ma allo stesso modo quando le cose vengono portate allo scoperto, potrebbe non essere sempre appropriato continuare a tirarlo fuori e hai solo bisogno di avere un atteggiamento paziente e amorevole, sapendo che anche noi siamo imperfetti.

In definitiva, la paura di essere giudicati è legata a una cosa: sentirsi come se dovessi qualcosa alle persone della tua vita. Quello che mi ha aiutato a liberarmi è stata la consapevolezza che non devo nulla a nessuno. Sul serio. Non devo a nessuno una spiegazione per quello che sono, non devo a nessuno una versione perfetta di me stesso, non devo a nessuno una versione e la costruzione di me stesso che li rende più a suo agio. Grazie alla Comunicazione Analogica ho compreso quale fosse il mio turbamento base e i sintomi che creava. Ho potuto così lavorare sul disagio e finalmente gestirlo.

Le persone giudicano, ma generalmente lo fanno per sentirsi superiori, perché? In primo luogo perché non si sentono così bene con loro stessi!

E se c’è qualcuno nella tua vita che ti giudica, non è un tuo problema. Il loro giudizio è un problema nel loro carattere, non nel tuo. 

In primo luogo, l’opinione di un’altra persona non può farti diventare quella persona che stanno dicendo che sei. Allora, perché lasciare che abbiano quel potere? 

In secondo luogo, le persone giudicanti sono quelle che hanno paura di essere scoperte internamente. Sono più degni della tua compassione che della tua paura.


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Pietro Sangiorgio

Pietro Sangiorgio ha studiato PNL presso NLP ITALY e Psicologia Analogica presso l’Istituto di Psicologia Analogica e di Ipnosi Dinamica – CID CNV. Il CID-CNV Istituto di Psicologia Analogica e di Ipnosi Dinamica® è una libera associazione scientifica e culturale senza scopo di lucro che è stata fondata nel 1978 da Stefano Benemeglio. La “Mission” è quella di divulgare e promuovere le Discipline Analogiche messe a punto dal fondatore, attraverso corsi di formazione, seminari, conferenze, convegni, eventi, testi, videolezioni e pubblicazioni.

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