Quando termina un amore – la dipendenza affettiva

Tutta la nostra vita procede su un’altalena di vicinanza e lontananza, tra presenza e assenza. La mancanza dell’altro ci fa sentire abbandonati e traditi. Chi ama una persona avrebbe voglia di vederla, di ascoltare ancora una volta i suoi racconti. Desidera essere accompagnato da questa persona nel viaggio dell’esistenza.

Si desidera la vicinanza dell’altro e non si sopporta la sua indifferenza, che è sempre il sentimento che ferisce di più. Colui che ama non sopporta di non essere ricambiato, perché si nutre di un cibo che non arriva mai a saziarlo definitamente.

Chi rompe una relazione, tipicamente dice di volersi fermare a riflettere sul caos delle emozioni che prova. Mentre chi subisce l’abbandono si sente come una preda catturata e in trappola e vive lo smarrimento. Entrambi possono provare rabbia, una rabbia oscura e inquietante, diversa dalla solita rabbia, ed entrambi scoprono di avere una natura selvaggia, da sempre nascosta sotto una maschera di razionalità.

I vissuti affettivi di chi subisce l’abbandono, bruciano e devastano come la lava di un vulcano, la vittima di questo tradimento prova un senso di fragilità e allo stesso tempo sperimenta la violenza di una passione che sta morendo. Dove un tempo c’era armonia e calore, ora c’è rabbia e vendetta ad eccitare gli animi, ma è un gioco pericoloso, che spaventa entrambi i protagonisti. Una frase tipica di questo momento è «Ho paura di me e ho paura di te», entrambi si chiedono come sia possibile difendersi dalle emozioni che provano.

Il gelo inizia ad avvolgere il cuore di chi è stato abbandonato, per lei diventa sempre più difficile vivere rispettando i patti e le clausole di un rapporto ormai agonizzante. Sente ancora di aver bisogno dell’altro… che però non c’è, c’è solo un sogno, quello di uscire da questa tempesta emotiva.

La vittima avverte un rischio mortale, ma nessun risultato importante si è mai ottenuto senza sforzo. La sofferenza di questo periodo non ha ancora un senso, tutto appare privo di significato, confuso, le emozioni sono laceranti come gli incubi che di notte assalgono chi si sente abbandonato.

Un progetto di vita è stato abortito e l’alba è ancora lontana, c’è solo la voce del silenzio assordante. La voglia che assale la vittima è quella di urlare tutta la rabbia e la disperazione, perché ha l’impressione che per l’altro sia stato solo un gioco, lui o lei ha giocato con la sua vita, con i suoi sentimenti, con la sua vulnerabilità. Si è affidata ed è stata tradita, perciò nasce in lei il desiderio di uccidere quello che ritiene essere il suo carnefice, colui che l’ha sedotta e poi abbandonata.
Sente di essere stata il suo giocattolo, ora rotto e da buttare, si sente come una preda e inizia a chiedersi: «Ma è stato amore, o l’altro ha cercato solo di soddisfare un antico bisogno?». Questa domanda crea disorientamento, non si riconosce più la persona che sta di fronte, non si capiscono più i suoi atteggiamenti.

Dove è finita la persona che un tempo ha promesso aiuto e protezione? Le antiche promesse sono svanite, ma la vittima non si rassegna e ricorda al suo carnefice quanto dolore c’è nella sua anima, quanta angoscia, quanta paura e gli chiede perché non riesce ad ascoltare questi sentimenti.

I due non si sanno più parlare, non riescono ad aiutarsi e anzi, proprio colui il quale un tempo aiutava, oggi infligge le pene più dure. La sensazione è quella di impazzire perché il mondo della vittima diventa un luogo buoi e arido, emergono in lei vecchi fantasmi che la assalgono e perciò vorrebbe solo sparire. Tra l’altro nessuno dei due in questo momento riesce a coinvolgersi in una relazione nuova, tutto il mondo sembra sbagliato. Questo avviene in quanto tutto ciò che una volta appariva bello, rimane nel presente imprigionato dentro, come imploso e fuori c’è posto solo per le lacrime e la disperazione.

La vittima gira per le strade come un fantasma, si sente persa e prigioniera di una relazione incompiuta. Questo è il vissuto della mancanza, che inghiotte la voglia di vivere, non c’è più voglia di lottare, perché non si riesce a credere in nessuno, niente e nessuno sono in grado di scaldare l’anima. La realtà svanisce e lascia il posto all’irrealtà e ad un senso di depersonalizzazione.

Arrivano gli incubi e nei sogni compaiono esseri immondi come zombi e vampiri, che descrivono l’angoscia di questo vivere tormentato. Le immagini sono gelide, i mostri succhiano il sangue delle loro vittime e c’è una lotta senza fine, senza aiuti, non c’è più fiducia in niente. È difficile accettare qualcosa che muore, accettare la fine di un rapporto quando quello stesso rapporto è stato un tempo fonte di entusiasmo, ha suscitato euforia e adesso provoca solo dolore e senso di morte.

Il dipendente affettivo vive una spaventosa simmetria, si sente scivolare lentamente nella follia, avverte la crudeltà di ciò che avviene e percepisce tutta la sua fragilità. A volte la vittima vive un bisogno spasmodico di luce e di aria, di sole. Ma intanto intorno a sè trova soltanto buio e solitudine, non sa più cosa fare. Così inizia a sospettare di aver vissuto un’illusione, un colossale inganno, ed è una sensazione terribile, perché non riesce ancora a dire addio. L’addio potrà avvenire solo nel silenzio della solitudine, in quanto il dolore lacerante non può essere affrontato insieme all’altro.

Quando si capisce che la storia è finita tutto appare vuoto e inutile, non importa più nulla e si fa fatica a comunicare questo vissuto a parole. Ad un certo punto anche la speranza svanisce, non c’è più lotta e nemmeno ribellione. Si depongono le armi e la vittima si chiude nel suo guscio di impotenza.

Anche il suo corpo è diventato un involucro pesante e vissuto come ingombrante, si trascina a fatica, ma lentamente e inesorabilmente il tempo scorre ed entrambi ripensano a ciò che è accaduto. Si chiedono in cosa hanno sbagliato, analizzano le parole e i gesti nel tentativo di trovare una risposta acquietante. Ma è difficile spiegare la passione, si può solo raccontarla o cantarla, come fanno i poeti o gli artisti, solo a loro è concesso di trovare un modo di esprimere ciò che non può essere espresso. Questo è il lato drammatico dell’amore, ma è proprio questa drammaticità che ci consente di conoscere le parti più oscure di noi stessi, quegli aspetti difficilmente decodificabili.

Intanto il tempo scorre e il dolore di quei giorni lontani inizia pian piano a placarsi e fa capolino in una nuova leggerezza, è ormai passato il tempo delle richieste e si va verso il perdono. Una volta attraversato il deserto si può intravedere il senso di una storia, c’è un’arte sottile da apprendere: quella di danzare con il dolore. Solo così quel dolore si compone in un disegno che gli dà un certo significato e allora si comprende che tutto è stato necessario e il dolore inizia a trasformarsi in tenerezza.

A questo punto voltandoci indietro possiamo sorridere della nostra consapevolezza di un tempo e la vittima può augurare a chi lo ha abbandonato di incontrare quell’amore che cerca.

In tutto questo la vittima ha imparato qualcosa di essenziale, ha imparato un po’ del linguaggio dell’amore.

In psicologia non esistono errori, tutto serve e da ogni esperienza si può imparare qualcosa. La persona ha vissuto un’iniziazione alla vita e alla morte.

Magari si chiede che forse tutto questo poteva accadere in un altro modo, forse la strada poteva essere meno dolorosa. Non lo sapremo mai, ma ora sappiamo rinascere, perché abbiamo sperimentato l’arte della trasformazione. Abbiamo affrontato noi stessi, cercando di comprendere la misteriosa essenza dell’esistenza umana.

Questo è anche il percorso che si cerca di fare nel “Riequilibrio Emotivo”, elaborando la fase del lutto per la perdita che l’altro rappresenta e facendo luce sui meccanismi inconsci che hanno alimentato proprio quel tipo di relazione.

Per approfondire l’argomento leggi i nostri libri

Pietro Sangiorgio

Pietro Sangiorgio ha studiato PNL presso NLP ITALY e Psicologia Analogica presso l’Istituto di Psicologia Analogica e di Ipnosi Dinamica – CID CNV. Il CID-CNV Istituto di Psicologia Analogica e di Ipnosi Dinamica® è una libera associazione scientifica e culturale senza scopo di lucro che è stata fondata nel 1978 da Stefano Benemeglio. La “Mission” è quella di divulgare e promuovere le Discipline Analogiche messe a punto dal fondatore, attraverso corsi di formazione, seminari, conferenze, convegni, eventi, testi, videolezioni e pubblicazioni.

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