Sei vittima di un narcisista o di un manipolatore affettivo?

Allora sappi che le cose non accadono per caso, c’è sempre una ragione precisa.

Per scoprirla inizia a chiederti quanto sei sincera e onesta con te stessa. Devi sapere che la sincerità non è un fatto scontato, spesso siamo capaci di mentire a noi stessi. Allora chiediamoci quanto siamo leali nei nostri confronti.

Il problema della sincerità consiste nel fatto che per essere sinceri, dobbiamo essere consapevoli dei nostri veri desideri. Siamo liberi di desiderare quello che vogliamo veramente? Freud dice che siamo condizionati da tante cose, che ci rendono un po’ come delle marionette con delle maschere, che di volta in volta indossiamo identificandoci in alcuni personaggi che crediamo di essere, ma ciò che ignoriamo, è che in noi c’è un intero mondo interiore che vorrebbe rivelarsi, ma viene represso.

Essere sinceri con se stessi implica uno smascheramento e quindi una nascita di ciò che abbiamo seppellito nel nostro mondo interiore. A questo servono i percorsi di riequilibrio emotivo, la possibilità di essere autentici è una scelta che va guadagnata, con la consapevolezza di ciò che siamo.

Ad esempio, noi non siamo consapevoli di parlare con una inflessione dialettale, finché non ci confrontiamo con gli altri che parlano un accento diverso ed è allora che capiamo, non prima. Dal confronto con un altro capiamo delle cose di noi stessi, ma tante cose restano poco evidenti, come gli atteggiamenti, la visione del mondo, le modalità comunicative tipiche di una determinata famiglia.

Questi valori che facciamo nostri, li abbiamo assimilati acriticamente e neanche lo sappiamo. La relazione con un altro ci aiuta a capire chi siamo e ci aiuta a realizzare la nostra unicità, da questo discorso capiamo che il vero fallimento esistenziale è quello di non vivere la propria vita, in quanto siamo identificati con la maschera e aderiamo acriticamente ai valori collettivi.

Questa sarebbe una vita spenta, è una vita non erotica, perché non viene spesa a cercare l’altro. È una vita non vissuta e ogni vita non vissuta è un fatto estremamente negativo, che crea aggressività nel nostro animo.

L’uomo che riesce a sentire la sua vita non vissuta è già fortunato, perché si ammala, così è spinto a cambiare. Il sintomo è un fatto positivo, perché permette di svegliarsi e cioè di rendersi consapevole del proprio essere falso. Una persona falsa (enfatizzo per farti capire meglio) la si riconosce da come parla, emette suoni sgradevoli, che suonano male, non c’è armonia nella voce, la persona appare spenta, vuota, depressa, senza energia, la sua voce suona artefatta, quindi non è melodiosa, perché sta ripetendo qualcosa che non è suo, è una persona che non è in armonia con se stessa.

Un bravo coach emotivo dovrebbe attivare nel cliente (vittima del manipolatore) il coraggio di venire fuori, di erotizzare la sua sincerità. Come può fare questo? Lo fa diventando incandescente, diventando una materia incandescente.

Questo è il principio che è un buon coach emotivo dovrebbe attivare nel setting di coaching, se il coach non dialogasse eroticamente con qualcosa che gli urla dentro, che fa male e che chiede il diritto di esistere, non avrebbe alcuna possibilità di entrare in contatto con le altre persone, perché anche queste persone hanno un’analoga esigenza interiore.

Le forze erotiche sono la palestra della nostra evoluzione psicologica, del resto la trasformazione psichica avviene all’interno di un rapporto duale, questo perché l’inconscio si proietta sull’altro, l’anima si incarna nell’altro, ed è sempre un altro che è capace di attivare in noi tutto il coraggio e l’ardore necessario all’azzardata ricerca di quella parte unica di noi stessi, che contiene il segreto del nostro progetto esistenziale.

Occorre coraggio per superare il nostro piccolo Io con tutte le sue false identificazioni. Ecco perché ci vuole una grande forza interiore per essere sinceri con se stessi e incontrare se stessi. Il riscatto psicologico presuppone una comprensione non solo intellettuale ma soprattutto emotiva di sé e presuppone una profonda partecipazione al processo di ricerca.

La ricerca si deve erotizzare e proprio questo deve fare la vittima di un narcisista o di un manipolatore, proprio questo devono fare più In generale tutti gli individui che aspirano ad un equilibrio emotivo, erotizzare la ricerca di se stessi.

Il coach non può capire fino in fondo il significato di questo percorso esistenziale se non lo ha percorso egli stesso. Superando le sue paure, dialogando con i suoi demoni interiori la forza che ci consente di liberarci dalla paura è una forza misteriosa, potremmo definirla artistica, perché è una forza creativa tipica dell’artista. Io non so se l’artista sia un uomo libero, perché nessuno è completamente libero dai suoi complessi affettivi.

Tuttavia, dobbiamo tenere presente che è la ricerca che in sé è salutare e cosa cerca l’artista? Come dice il saggio: l’uomo cerca l’uomo, cioè cerca l’umano che può promanare soltanto da sé stesso. Ecco quindi che se la ricerca va avanti ciò vuol dire che la vita scorre e il nostro sguardo non è più rivolto al passato, ma è rivolto al presente e al futuro, a testa alta, accogliendo quindi le proprie ferite interiori e della ferita, che inizia a generare una coscienza della propria individualità.

La ferita è il punto in cui le tenebre del rifiuto iniziano a schiarirsi, mutandosi in qualcosa che potremmo chiamare progettualità, cioè capacità di vivere, cambiando il modo di relazionarci con il mondo intero. Questo implica una concezione dell’esistenza come rischio e come apertura, questo avviene attraverso il sentimento.

In psicoterapia, per esempio, la riscoperta del mondo dei sentimenti si traduce in una riscoperta del proprio potere creativo, che prelude alla crescita interiore. Quindi sono i sentimenti che innescano il processo di trasformazione del paziente. In tutto questo l’eros è la scintilla che apre la via alla conoscenza interiore. Questo vuol dire che se il compito siamo noi stessi, il mancare a questo compito, è un vero e proprio tradimento di sé stessi. Questa sarebbe la colpa fondamentale di cui ci possiamo macchiare.

La vittima si presenta a noi come una triste marionetta, che ha perduto il senso del suo vivere, è senza anima. Poi aggiungiamo che al tradimento di sé stessa si unisce il misconoscimento dell’altro, che in questo caso è appunto un narcisista, allora abbiamo un quadro generale del disagio interiore che ha spinto la persona da noi e comprendiamo il suo blocco psicologico, che coincide con la sua maschera e quindi con la sua visione distorta della vita (della realtà). Per cambiare bisogna osare e osando bisogna anche avere fede nella vittoria.

Un percorso di coaching emotivo o di riequilibrio emotivo, possono aiutarti a prevenire o a risolvere eventuali relazioni manipolative. Scrivimi per chiedermi informazioni o prenota un appuntamento via Skype tramite l’apposita pagina.

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